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Oncologia di Buon Senso

Common Sense Oncology (CSO) commonsenseoncology.org

Ho iniziato ad occuparmi di pazienti con il “cancro” all’inizio degli anni 80 del secolo scorso. Un periodo fertile di progressi soprattutto nei riguardi del cancro alla mammella: basti pensare all’introduzione dei trattamenti “conservativi” (nodulectomia e radioterapia sulla mammella residua) che hanno sostituito la mastectomia radicale (intervento che alterava in modo sostanziale la struttura della parete toracica, dal momento che prevedeva, anche per tumori molto piccoli, la rimozione non solo dell’intera ghiandola mammaria ma anche dei muscoli grande e piccolo pettorale); alla dimostrazione che la chemioterapia somministrata dopo l’intervento migliora la sopravvivenza delle pazienti; all’introduzione della terapia ormonale (tamoxifene). Mi fa anche piacere ricordare che i Centri di Ricerca e Cura italiani (in special modo l’INT – Istituto Nazionale dei Tumori- di Milano, con i Prof. Veronesi e Bonadonna) che in questi progressi hanno svolto un ruolo molto importante. Nello stesso tempo, l’introduzione del farmaco cisplatino, consentiva la guarigione della quasi totalità dei giovani pazienti affetti da cancro del testicolo in stadio avanzato. Ho avuto il privilegio, lavorando nella nascente Unità di Oncologia Medica del Policlinico di Verona, di assistere a questa vera e propria rivoluzione e di essere testimone di quel fenomeno definito, con una qualche enfasi, “effetto Lazzaro” (giovani pazienti che venivano accolti più morti che vivi e che con qualche ciclo di chemioterapia venivano restituiti alle famiglie) e ad una prospettiva di sopravvivenza sovrapponibile a quella della popolazione generale. All’epoca i farmaci a nostra disposizione si potevano contare sulle dita di una mano.

All’epoca, l’Oncologia Medica non prevedeva delle sotto-specialità, focalizzate sulla sede di origine del cancro (mammella, polmone, colon etc) e quindi, l’Oncologo si occupava di “tutti i cancri”. Un principio “generalista” ad oggi impensabile (anche se, pur incentrando la mia attività clinica su carcinomi quali mammella, prostata, neuroendocrini, nei quali le mie specializzazioni in Oncologia Medica ed Endocrinologia si sovrappongono, rifuggo da una eccessica specializzazione). Allora, e per alcuni decenni in seguito, gli studi clinici che hanno portato a progressi significativi per i pazienti sono stati finanziati da fondi pubblici. Ora la maggior parte degli studi sono finanziati dall’Industria (e non sempre i “goal” dei pazienti concordano con quelli del profitto).

La conversazione con il paziente, soprattutto in casi di cancro avanzato e magari con scarse, talora nulle, prospettive terapeutiche, vi assicuro non è facile. Tuttavia due sono gli obiettivi “primari” che il paziente si pone: vivere il più a lungo possibile, con una buona qualità della vita. Per soddisfare questi obiettivi è fondamentale l’informazione e la condivisione delle decisioni (più facile a dirsi che a farsi).

Il titolo di questo blog si riferisce ad un “movimento” nato da poco in Canada e traducibile con “Buon Senso in Oncologia” che si propone di ricalibrare l’approccio al paziente: i pazienti meritano un’informazione ed una cura migliori. Tre sono i pilastri di questa iniziativa: come viene prodotta l’evidenza (il disegno dello studio clinico e il risultato dello stesso), come viene interpretata e come viene comunicata al paziente.

Recentemente CSO ha pubblicato un articolo sulla rivista “Lancet Oncology” uscito il due di questo mese, intitolato “La crisi dell’umanità nel cancro” che inizia con questa frase “Tra progressi scientifici che non hanno precedenti nel campo dell’oncologia, si stanno accumulando crescenti evidenze di una parallela e profonda crisi nell’esperienza umana della cura del cancro. A dispetto del miglioramento della sopravvivenza il sistema deputato ad erogare le cure non si dimostra in grado di dare risposte alle dimensioni emozionali, relazionali ed esistenzaili dei pazienti“.

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“Chi sceglie, ad esempio, la carriera dell’uomo politico fa volontariamente del pubblico il proprio giudice con la certezza ingenua e dichiarata di potersi guadagnare il suo favore…”(Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere 1984).

ANDREA BONETTI

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SONO UN MEDICO

“Chi sceglie, ad esempio, la carriera dell’uomo politico fa volontariamente del pubblico il proprio giudice con la certezza ingenua e dichiarata di potersi guadagnare il suo favore…Un Medico (a differenza di un politico o di un attore) è giudicato solo dai propri pazienti e dai colleghi più vicini, quindi fra quattro mura e faccia a faccia. (Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere 1984)”.

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